Un anno fa, a Cassine. Ricordi di una scorribanda…

Riceviamo e pubblichiamo con piacere una gradita lettera da parte del Sig. Raffaele Antonelli, componente del Corpo Bandistico “Arrigo Boito” di  S. Michele Extra – Verona:

“Un anno fa, proprio in questi giorni (esattamente l’11-12 giugno 2011) siamo stati in balia di una banda di giovani …ma non è stata una brutta esperienza! È stata, invece, una piacevole sorpresa incontrare, per noi di San Michele, una banda musicale dove i giovani si sono dimostrati essere davvero protagonisti e dove – dopo un primo attimo di smarrimento –puoi anche capire… perché il maestro Stefano Oddone raccolga i suoi bianchi capelli in un’evidente coda di cavallo, anziché tagliarseli!

Subito mi ha colpito (in verità sono stati soprattutto i nostri ragazzi a rimanere meravigliati e ammirati) la giovane età della presidentessa, che ci ha accolti all’arrivo la mattina dell’11 giugno. Lei è Lisa Tortello (poco più che ventenne!), carina e spigliata, e guida il corpo bandistico “Francesco Solia” di Cassine dal 2009.

Quando mi sento un po’ giù di tono, ripenso ancora a quelle giornate, in special modo al concerto della sera in piazza Italia. Quanta trepidazione e quanti sentimenti positivi di partecipazione e condivisione. Conservo e rivivo, poi, una mia particolare emozione, più intima e personale, provata durante la messa della domenica nella Chiesa parrocchiale di Santa Caterina. Oltre ad aver apprezzato le parole pronunciate dal parroco nei confronti del nostro complesso musicale (è raro trovare nei celebranti una simile sensibilità), si ravviva in me l’atmosfera di quella inondante sacralità che le nostre note hanno saputo creare grazie a quell’interno “di chiara animazione barocca”.

E poi, passo in rassegna con la mente la parte alta di Cassine, il suo borgo medievale, e ripercorro quella strada in salita, affiancata da case color ocra, fatte di mattoni consumati, dove a destra c’è la casa di riposo e più avanti la sede della banda musicale. E poi scendo giù, oltrepasso la chiesa parrocchiale e proseguo sino ad arrivare in quel magnifico piazzale dove stanno, uno di fronte all’altro, il municipio e la chiesa-convento di S. Francesco (ancora un grazie particolare al vice-sindaco Sergio Arditi, che ci ha portato a visitare i più importanti monumenti della cittadina piemontese, mettendo a nostra disposizione la sua profonda conoscenza e competenza).

Il pranzo di domenica ha senza dubbio rappresentato il momento di massima condivisione tra i componenti dei due complessi musicali, in tutti i sensi. Non voglio dire che si sono sciolti i freni inibitori, perché non vorrei essere frainteso, ma diciamo che la socializzazione ha raggiunto il suo apice, così come doveva essere, se si voleva dare un senso all’incontro cercato e programmato dalle due bande musicali. Oltre alla parte ufficiale dello scambio dei doni, avvenuta alla presenza del sindaco della cittadina (presenza molto apprezzata da parte nostra, forse perché qui da noi difficilmente succede una cosa del genere), abbiamo assistito a cose impensabili, come a: velocissimo e ripetuto trenino tra i tavoli eseguito dai giovani di Cassine, con scambio di colpi di mano tipo “dammi un cinque!”; successivo trenino misto, con aggiunta di bandisti veronesi; esecuzione di brani operistici (tra cui l’ardito “Nessun dorma”) da parte di tre audaci tenori (insospettabili, per davvero) della banda di San Michele: Graziano, Massimo ed Emanuele. E subito dopo, un “after-hours” con musica-disco solo per giovani, nella sala prove della banda di Cassine, trasformata, con tanta inventiva, in sala-discoteca, grazie alle casse acustiche recuperate dal concerto della sera prima.

È stato proprio in questi momenti socializzanti che abbiamo fatto la conoscenza di altri giovani cassinesi, tra cui le sorelle Marta ed Elena, Cristina, Thomas e Giorgio. E che dire del mitico e incontenibile Biagio!? Un salernitano in Piemonte da trentacinque anni che suona il sax contralto alla corte di Cassine (pur abitando a sei chilometri di distanza), e che ancora conserva integra la sua esuberanza meridionale.

…E qui vorrei evidenziare (anche con un po’ di commozione) alcune caratteristiche che si sono rivelate comuni alle due bande, tali da renderle – secondo me – molto simili tra loro, quasi fossero l’una il riflesso (o il doppione) dell’altra. Non so, per esempio, quanti della mia banda musicale abbiano rivisto in Biagio il nostro socio Paolo Lazzara, siciliano di origine, scomparso qualche anno fa. Eppure le sembianze combaciano, e parecchio: meridionali tutti e due, musicisti convinti; umili ma generosi; entrambi con un forte attaccamento alla propria banda musicale; esuberanti nel carattere, ma rispettosi, e sempre disponibili, soprattutto quando si tratta di organizzare manifestazioni “aggreganti” (cioè: pranzi, rinfreschi, gite, raduni bandistici).

Un’altra caratteristica che accomuna i due gruppi bandistici è la presenza al loro interno di più suonatori appartenenti alla stessa famiglia. Succede da noi, accade anche nella banda di Cassine. E allora scopri che il giovane vice-maestro Giulio Tortello (diplomato in tromba, e altre cose) è il fratello di Lisa, la presidente. Che a suonare nella banda di Cassine ci sono anche due figli di Biagio: Valeria e Giuseppe Antonucci. Ritrovi le simpatiche e graziose sorelle Marta ed Elena Ferrara, di cui abbiamo già detto. E poi, a guardar bene, ti rendi conto che i cognomi che si ripetono sono più di uno (esempio: Cairone, Cortona, Tornato, Voci, Oddone, ecc.) e che variegate sono, nelle loro combinazioni, le possibili relazioni di parentela.

Ancora oggi, ritorno con un po’ di nostalgia a quelle ordinate colline dell’Alto Monferrato, coltivate a vite, che abbiamo attraversato per arrivare ad Acqui Terme e toccare con mano la prodigiosa acqua termale che fuoriesce dalla fontana della piazza centrale.

Rivivo, con vera ammirazione, la generosità e l’ospitalità di una banda musicale di paese (poco più di tremila abitanti), incontrata un anno fa (non conosco quali incroci astrali abbiano favorito il nostro contatto), a cui auguro di conservare intatta la propria identità, così come si è manifestata a noi. Giovani, di età, che si danno da fare per ri-proporre incontri tra più bande musicali. Penso all’impegno e alla dedizione richiesta per organizzare simili eventi (ogni anno!): dai contatti con le bande invitate, che devono essere presi e confermati per tempo, al reperimento di un luogo dove far dormire i bandisti ospiti (e non sono pochi!), all’organizzazione delle giornate della scorribanda: manifesti, striscioni, addobbi, sistemazione del palco, permessi, preparazione dei pasti e tantissime altre cose… Bravi!

Credo, finalmente, di aver intuito il segreto della banda musicale di Cassine, ovvero il motivo per cui da questo gruppo, fatto di giovani intraprendenti (ma non solo) si sprigioni il sapore delle cose buone e genuine (emozioni che fanno bene all’anima). Tutto mi è stato chiaro quando, durante il pranzo di domenica, ho intravisto ai fornelli, a mescolare la pasta, la mamma di Lisa e Giulio (e, con lei, altri familiari). Ho capito tutto quando, successivamente, in un momento di pausa, ho avvicinato, all’ingresso della sede, un signore dai capelli bianchi (proprio come i miei), con le mani dietro la schiena: Giuseppe Chieco. Non mi pareva impegnato in attività culinarie o di “servizio ai tavoli” (posso anche sbagliarmi), ma il fatto che fosse comunque lì, presente, e indossasse la maglietta gialla, come altri della banda (segno di distinzione e di appartenenza), mi ha fatto riflettere.

Ho percepito che, probabilmente, è proprio la presenza discreta di queste “forze di retrovia” a determinare, e a certificare, la qualità e la bontà della banda musicale di Cassine.

Mi sono convinto che l’imprinting di sana socievolezza, che possiede questo gruppo musicale sia proprio da attribuire alla compartecipazione di queste “seconde linee” (un po’ nascoste, ma solide), reclutate tra i genitori e altre figure parentali: essi (i genitori), oltre a rappresentare un valido e concreto sostegno nella realizzazione di queste iniziative, si dispongono a ricoprire (anche involontariamente, ma efficacemente) il ruolo non indifferente di garanti. Inoltre, la loro presenza equivale a un autentico segno di fiducia nei propri figli e in quello che fanno (e che temerariamente ogni anno dimostrano di saper fare!), equivale a un gesto di approvazione e di condivisione dei loro progetti.

Mi permetto di concludere con una battuta: mi manca il Brachetto, quello della vostra Cantina sociale!”

 Verona, 20 giugno 2012

                                                                                                                                  Raffaele Antonelli

                                                                                                                      Corpo Bandistico “Arrigo Boito”

                                                                                                                             S. Michele Extra – Verona